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Apr 02 2005

Ottimi Maestri, pessimi allievi

di  partecipare  Ora:11:17  Categoria: Il Giornalino elettorale    Stampa Articolo



 

 (a cura di Massimo De Franceschi)

Gli ottimi maestri sono Pino Sbalchiero e Mario Galvanetto, persone che con saggezza e lungimiranza hanno ricoperto in diversi periodi la carica di sindaco. Da loro c’è sicuramente molto da imparare, come potete capire anche voi leggendo per Pino Sbalchiero una parte di discorso presa da L’Isola di Pino e per Mario Galvanetto una lettera di ricordo della sua esperienza di sindaco, da lui gentilmente concessaci e per la quale lo ringraziamo. Entrambi i testi sono riportati nel foglio allegato al giornalino. Da loro noi abbiamo colto essenzialmente due cose: la necessità di progettare uno sviluppo della comunità che non sia fatto di sole opere edili e un profondo rispetto per le istituzioni.


I pessimi allievi sono i nostri attuali amministratori.

Lo sono quando fanno recapitare a tutta la cittadinanza un giornalino di 16 pagine dove, per ben 14 delle quali, si mostrano opere edili tra le quali ampio spazio è dato all’illuminazione e alle asfaltature, presentandoli come ”significativi risultati”. E ci mancherebbe solo che non facessero neanche quelle!!!

Nello stesso giornalino alla cultura e al sociale viene dedicata mezza pagina, dimostrando così, da soli, a cosa sono maggiormente rivolte le loro attenzioni.

Lo sono quando, per reclamizzare quanto fatto in cinque anni di amministrazione, (tramite giornalini, videocassette, contratti televisivi e altro) usano ingenti risorse pubbliche di tutti (superiori a 100.000 euro in 5 anni) per farsi propaganda a senso unico.

Propaganda perché, in questi giornalini o simili, non c’è nulla che possa essere utile al cittadino (come spiegazioni su come pagare l’ICI o le modalità per richiedere i vari servizi erogati dal Comune) ma solo la rendicontazione di quanto fatto dall’amministrazione.

A senso unico perchè in nessuno di questi è stato previsto un adeguato spazio per le minoranze, dimostrando così uno scarso rispetto per le istituzioni.

Da ‘L’Isola di Pino’ pag.117, tratto a sua volta da un articolo di Pino Sbalchiero su ‘Comunita Isola’
Aprile 1957

Quando avremo realizzato le opere in cantiere, non potremo certo incoronarci di alloro, paghi delle belle strade, delle belle case e di quanto si sara andato costruendo negli ultimi anni, credendo di aver fatto il nostro dovere. In realtá a ben poco condurranno le fatiche nostre, se l’anima della comunita’ non cesserá di essere come adesso chiusa alla comprensione dei valori umani… fino a quando ogni cittadino non si sentira amministratore egli stesso, e perció chiamato a dare il suo contributo per il bene di tutti … il governo del Comune nel vero senso della parola sara’ sempre impossibile. Siamo perció convinti che, piú che di opere pubbliche, Ia nostra gente, noi tutti abbisognamo di una salda preparazione alla vita pubblica, al costume democratico e alla vita comunitaria…

 

 

Ricordare…

Ho accettato (forse con un po’ di leggerezza) Ia proposta fattami da alcuni amici, di tornare indietro negli anni per ricordare il periodo passato nell’Amministrazione del Comune di Isola Vicentina.

Ora mi accorgo che non a facile riandare, con i ricordi, a cose avvenute circa quarant’anni fa.

Nel Novembre del 1964, nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale, l’indicazione del risultato delle votazioni (piú che i meriti della persona) aveva confermato quella che, fino ad allora, era solo una proposta di amici: la mia candidatura alla carica di Sindaco.

Da quel giorno, per cinque anni e mezzo, vissi le preoccupazioni della responsabilitá proprie di chi si impegna a reggere, sperando di migliorarle, le condizioni di una famiglia formata da alcune migliaia di persone. In quegli anni, la partecipazione popolare ai problemi della vita pubblica mi sembrava sentita e vissuta quasi come un problema strettamente familiare.

Ma le lotte politiche nazionali stavano gia deteriorando il modo di pensare e dell’agire popolare. Considerata a distanza, mi sembra che questa evoluzione assumesse, piu che un accento politico generale, un risvolto partitico teso piu allo scontro che alla collaborazione amministrativa.

Inoltre, la campagna elettorale, viva e combattuta, aveva portato ad un risultato non previsto, in quei termini. Lo spoglio delle schede, valutato per la prima volta con il ’sistema proporzionale’, aveva praticamente annullato la presenza dell’opposizione in seno al Consiglio Comunale.

La riduzione numerica della ‘forza di opposizione’ non voleva dire riduzione dei problemi reali della Comunitá.

Infatti, nonostante fosse gia avviata una palese ripresa economica, era ancora alquanto diffusa la disoccupazione e, di conseguenza, erano considerevoli le difficoltá di vita per numerose famiglie.

II problema e stato superato utilizzando la situazione di ‘zona depressa’ riconosciuta a tutto it territorio comunale. Questo primo passo (fatto e portato avanti gia dall’Amministrazione precedente) ha facilitato l’inserimento di nuove attivita lavorative nel territorio comunale e, di conseguenza, l’assunzione di numerosa mano d’opera annullando, praticamente, la disoccupazione ancora esistente.

Inoltre, il posto di lavoro ‘in loco’ ha liberato i lavoratori dal percorrere (in bicicletta o anche a piedi) diversi chilometri di strada per raggiungere (non certo riposati) i relativi posti di lavoro.

Anche la costruzione di opifici ha avuto difficolta dovute, soprattutto, alle contrastanti richieste degli imprenditori, beneficiari dello stato di zona depressa, e dei proprietari dei terreni su cui gli stabilimenti dovevano essere edificati.

In questa situazione, a stata provvidenziale (’opera intermediaria di tutti i componenti dell’Amministrazione comunale. Comunque, ogni iniziativa aveva i suoi ostacoli, spesso di difficile superamento, sempre di freno all’azione degli stessi amministratori.

Davanti a tale realtá, sembrava utopistico pensare ad altre cose o a dare corpo a certe ‘piccole ambizioni’. Queste difficolta, rese piu pesanti dalle scarse disponibilitá economiche, non potevano, peró, far rinviare I’esecuzione dei lavori ritenuti necessari ed urgenti come: la sistemazione ed ampliamento delle opere di scarico delle acque e dei rifiuti; I’asfaltatura di tutte le strade fuori dei centri abitati e di collegamento con le frazioni di collina; l’illuminazione notturna anche per localitá lontane e scomode.

Un sogno, rimasto solo sogno: la progettazione e la costruzione di un unico edificio scolastico per le scuole medie, edificio capace di accogliere e far vivere insieme tutti i ragazzi del Comune.

Una delusione: la cancellazione, da parte del superiore organo di controllo, dei due ponti sul torrente Giara, previsti nel ‘piano regolatore generale’. Fatte queste semplici considerazioni, non ritengo che fare it Sindaco oggi sia tanto diverso da averlo fatto nel passato, sempre che questo incarico sia assunto e svolto come impegno morale e di servizio ai cittadini.

Ho sempre ritenuto, e ancora ritengo, che quando si a compiuto it proprio dovere, non si debba pretendere encomi ne avere rimpianti. Questo a l’augurio e I’invito che porgo a chiunque sara Sindaco in futuro: che la consapevolezza del ‘dovere compiuto’ sia sempre di consolazione e conforto nelle molteplici difficolta incontrate, sopportate e superate a beneficio dell’intera comunitá.

Mario Galvanetto


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